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Audioguía5 - Carlo Levi racconta Lucania ‘61

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Se permette signor Pascoli ora è il mio turno...Vorrei solamente ricordare ai nostri visitatori che ai miei tempi anche io sono stato un personaggio di rilevanza storica e culturale. Specialmente in Lucania dove mi dedicai all’Ammirazione della pura e semplice seppur tribolata vita contadina.... Per cominciare, Matera nel 1933 diventò provincia del territorio, e dopo il mio arrivo nel 1945 scrissi “Cristo si è fermato ad Eboli”, a testimonianza dell’arretratezza del sud Italia. Un libro che oggi è un successo della lingua italiana, dedicato alla città che fu la prima ad insorgere contro il regime nazista. Ah! Bei tempi quelli, bei tempi! Dopo la mia morte Matera nel 1993 divenne Patrimonio dell’ Unesco e nel 2014 Capitale della Cultura 2019.

A Palazzo Lanfranchi è custodita una delle mie opere più care,“Lucania 61”, allestita poi a Torino per il centenario dell’Unità D’Italia. In quest’ultima opera del museo ho deciso di rappresentare, dopo essere rimasto profondamente colpito dalla vita e dalla condizione sociale degli abitanti Lucani, la Basilicata del novecento. Nella prima scena, infatti, ho deciso di rappresentare la morte di un personaggio divenuto un esempio per la Basilicata: Rocco Scotellaro. Affianco a lui due anziane signore piangono, la prima è la madre di Rocco e la seconda mia madre, Annetta Treves a loro volta accerchiate da una folla in lacrime. Subito al lato di questa prima scena ne troviamo altre che rappresentano un’altro paesaggio la vita nelle grotte di Matera e la condizione dei bambini e di come essi vivevano in un piccolo e povero spazio. Nella seconda scena invece, si può notare come io abbia raccontato nello specifico la storia della Basilicata: in particolare Aliano, Grassano e soprattutto la mia tanto cara Matera. Guardate! Bambini di otto anni costretti a lavorare insieme ai genitori...E che donne lavoratrici instancabili che mandavano avanti la famiglia per non far morire i figli di stenti! Ma andiamo avanti, nella terza scena si può osservare come il carismatico Rocco Scotellaro, mio caro amico , parli ad un gruppo di contadini…Cosa notate di strano? Una faccia familiare? Ah! Ma non vedete? Ci sono io lì in mezzo! Il mio profilo è ben distinto dietro quel ragazzo con il mantello vede sulla sinistra!

Comunque...devo ammettere che non è stata proprio tutta farina del mio sacco…Guardate dietro di voi, sono esposte le foto scattate dal mio amico Mario Carbone. Con grande maestria ha saputo,come me, raccontare la dura vita della civiltà contadina lucana, ed io sulla sua scia ho cercato di ritrarre fedelmente con le parole della pittura ciò che la sua macchina fotografica mi aveva narrato, una storia di sudore e povertà, ma anche di genuina innocenza e di rassegnata tranquillità.

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