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Audio tourParco Archeologico di Selinunte

2 Fermate tour

  1. Sommario Auditour
  2. Sommario Auditour

    Istituito dalla Regione Siciliana, il Parco Archeologico di Selinunte, con un’estensione di circa 270 ettari, rappresenta uno dei più grandi e straordinari siti archeologici del Mediterraneo. È espressione della civiltà classica (settimo-quarto secolo avanti Cristo) e dell’autentico stile dorico, le cui caratteristiche principali erano la semplicità delle linee, la proporzione di ogni singola parte con ogni altra e con il tutto, l’essenzialità delle forme.

    Esso conserva ancora un indiscusso fascino per i turisti provenienti da tutto il mondo e per gli studiosi perché rappresenta una testimonianza viva nel campo dell’urbanistica, dell’architettura militare e templare, della scultura e dell’arte funeraria.

     

    La collina Gàggera

    Discesa la valle del fiume Selinos, oggi chiamato Modione e attraversato, tramite un ponte, il fiume, dove anticamente era il più grande porto fluviale di Selinunte, si incontra a circa un chilometro dall' acropoli una collina sabbiosa, chiamata Gaggera. Tale collina è costituita da una serie di aree sacre (temene) contigue, dove sorgono alcuni sacelli senza peristasi: il santuario presso la foce del fiume, il complesso sacro della Malophoros (portatrice di melograno, come attesta un'epigrafe qui ritrovata), il tempio M, il tempio N e la Fonte Gaggera. Con tutta probabilità i primi coloni vollero impiantare il santuario di Demetra (patrona della fertilità  della terra) vicino alla zona portuale per duplicare, il santuario portuale della madrepatria Megara Nisea.
    I culti praticati in quest’area erano con tutta probabilità dedicati alle divinità ctonie e pertanto facilmente assimilabili alla religiosità indigena. La fortuna dei santuari è testimoniata dalle migliaia di reperti, ritrovati durante gli scavi, che attestano la lunga frequentazione dei temene pur dopo la distruzione cartaginese della città, avvenuta nel 409 avanti Cristo, anche se il momento più florido si ebbe in età arcaica come testimonia la ricchezza delle deposizioni appartenenti a tale periodo.

     

    La collina manuzza

    La collina di Manuzza fu l’area su cui alcuni dei primi coloni si stanziarono. La linearità del territorio e la sua vastità indussero i coloni a scegliere quale sede dell’insediamento quest’area a ridosso dell’Acropoli, alla quale era adeguatamente collegata. I primi coloni divisero la zona in fasce, criterio che era stato adottato per Mehara Iblea, di cui Selinunte ricorda l’impianto urbanistico.

    Il confine concreto tra spazio urbano, necropoli e campagna fu fissato successivamente con la costruzione delle mura di difesa, realizzate nel sesto secolo avanti Cristo. per difendere la città contro le minacce esterne.

    L’assediamento urbano, definito fin dall’inizio della fondazione, si caratterizzava come un corpus integrato e funzionale che legava l’Acropoli, i borghi ai lati dell’Acropoli e la Collina Orientale.

    A partire dalla seconda metà del sesto secolo avanti Cristo, con lo sviluppo delle costruzioni monumentali e delle grandi architetture religiose, il paesaggio subì una radicale trasformazione: da un abitato a carattere rurale si passò ad un articolato paesaggio urbano.

     

    La collina orientale

    Usciti dall’Acropoli, imboccando la strada che attraversa il fiume Cotone, dove un tempo arrivavano le agili navi greche recanti mercanzie, si arriva alla Collina Orientale, dove si trovava la principale area sacra extraurbana di Selinunte. Il santuario era probabilmente collegato allo schema urbano principale, dato che allo sbocco della valle si trovavano un bacino portuale e strutture abitative, le cui estensioni non sono ancora note. Nella collina orientale hanno sede tre grandi templi allineati, che gli archeologi hanno denominato con le lettere: G, F ed E. Sono state usate le lettere, per distinguere i vari templi, in quanto gli studiosi hanno trovato diverse difficoltà nell'assegnare ad un dio anzichè ad un altro la destinazione dei templi. Questi templi rappresentano i primi monumenti visitabili dopo l’ingresso al parco. Benché disposti lungo lo stesso asse N-S, tuttavia i tre templi non sembra avessero un unico recinto sacro (tèmenos), come dimostrerebbe il muro di separazione esistente fra il Tempio E ed il Tempio F. L'accumulo di rovine dalle dimensioni grandiose non è dovuto solo alla distruzione operata da Cartagine, ma anche a terremoti (gravissimo quello in epoca bizantina sesto-nono secolo), a secoli di incuria e di gravi spoliazioni.

  3. 1 Tempio A e O
  4. 2 Tempio C
  5. 3 Tempio E
  6. 4 Tempio F
  7. 5 Tempio G
  8. 6 Tempio R
  9. 7 Cave di Cusa
  1. Sommario Auditour

    Istituito dalla Regione Siciliana, il Parco Archeologico di Selinunte, con un’estensione di circa 270 ettari, rappresenta uno dei più grandi e straordinari siti archeologici del Mediterraneo. È espressione della civiltà classica (settimo-quarto secolo avanti Cristo) e dell’autentico stile dorico, le cui caratteristiche principali erano la semplicità delle linee, la proporzione di ogni singola parte con ogni altra e con il tutto, l’essenzialità delle forme.

    Esso conserva ancora un indiscusso fascino per i turisti provenienti da tutto il mondo e per gli studiosi perché rappresenta una testimonianza viva nel campo dell’urbanistica, dell’architettura militare e templare, della scultura e dell’arte funeraria.

     

    La collina Gàggera

    Discesa la valle del fiume Selinos, oggi chiamato Modione e attraversato, tramite un ponte, il fiume, dove anticamente era il più grande porto fluviale di Selinunte, si incontra a circa un chilometro dall' acropoli una collina sabbiosa, chiamata Gaggera. Tale collina è costituita da una serie di aree sacre (temene) contigue, dove sorgono alcuni sacelli senza peristasi: il santuario presso la foce del fiume, il complesso sacro della Malophoros (portatrice di melograno, come attesta un'epigrafe qui ritrovata), il tempio M, il tempio N e la Fonte Gaggera. Con tutta probabilità i primi coloni vollero impiantare il santuario di Demetra (patrona della fertilità  della terra) vicino alla zona portuale per duplicare, il santuario portuale della madrepatria Megara Nisea.
    I culti praticati in quest’area erano con tutta probabilità dedicati alle divinità ctonie e pertanto facilmente assimilabili alla religiosità indigena. La fortuna dei santuari è testimoniata dalle migliaia di reperti, ritrovati durante gli scavi, che attestano la lunga frequentazione dei temene pur dopo la distruzione cartaginese della città, avvenuta nel 409 avanti Cristo, anche se il momento più florido si ebbe in età arcaica come testimonia la ricchezza delle deposizioni appartenenti a tale periodo.

     

    La collina manuzza

    La collina di Manuzza fu l’area su cui alcuni dei primi coloni si stanziarono. La linearità del territorio e la sua vastità indussero i coloni a scegliere quale sede dell’insediamento quest’area a ridosso dell’Acropoli, alla quale era adeguatamente collegata. I primi coloni divisero la zona in fasce, criterio che era stato adottato per Mehara Iblea, di cui Selinunte ricorda l’impianto urbanistico.

    Il confine concreto tra spazio urbano, necropoli e campagna fu fissato successivamente con la costruzione delle mura di difesa, realizzate nel sesto secolo avanti Cristo. per difendere la città contro le minacce esterne.

    L’assediamento urbano, definito fin dall’inizio della fondazione, si caratterizzava come un corpus integrato e funzionale che legava l’Acropoli, i borghi ai lati dell’Acropoli e la Collina Orientale.

    A partire dalla seconda metà del sesto secolo avanti Cristo, con lo sviluppo delle costruzioni monumentali e delle grandi architetture religiose, il paesaggio subì una radicale trasformazione: da un abitato a carattere rurale si passò ad un articolato paesaggio urbano.

     

    La collina orientale

    Usciti dall’Acropoli, imboccando la strada che attraversa il fiume Cotone, dove un tempo arrivavano le agili navi greche recanti mercanzie, si arriva alla Collina Orientale, dove si trovava la principale area sacra extraurbana di Selinunte. Il santuario era probabilmente collegato allo schema urbano principale, dato che allo sbocco della valle si trovavano un bacino portuale e strutture abitative, le cui estensioni non sono ancora note. Nella collina orientale hanno sede tre grandi templi allineati, che gli archeologi hanno denominato con le lettere: G, F ed E. Sono state usate le lettere, per distinguere i vari templi, in quanto gli studiosi hanno trovato diverse difficoltà nell'assegnare ad un dio anzichè ad un altro la destinazione dei templi. Questi templi rappresentano i primi monumenti visitabili dopo l’ingresso al parco. Benché disposti lungo lo stesso asse N-S, tuttavia i tre templi non sembra avessero un unico recinto sacro (tèmenos), come dimostrerebbe il muro di separazione esistente fra il Tempio E ed il Tempio F. L'accumulo di rovine dalle dimensioni grandiose non è dovuto solo alla distruzione operata da Cartagine, ma anche a terremoti (gravissimo quello in epoca bizantina sesto-nono secolo), a secoli di incuria e di gravi spoliazioni.

Recensioni

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  • Oxana

    1 out of 5 rating 06-13-2019

    it's hard to listen to robot