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MuseumMuseo Laboratorio della Civiltà Contadina - IERI E OGGI,CHITARIDD RACCONTA

Alleen in het Italiaans

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Over het museum

Ciao a tutti, a parlare è Superman, il supereroe più amato di tutti i tempi.

Sono qui per raccontarvi un po’ di me e mostrarvi la mia vita.

Vivo a New York, chiamata anche “Grande Mela”, città in cui da poco mi sono trasferito… La mia casa è modernissima e, modestamente, bellissima! 

All’interno 12 stanze molto grandi in grado di ospitare tutti i miei amici...

Ogni giorno poi mi rilasso nel giardino, sulla mia sdraio a bordo piscina.  

…emh…mi piacerebbe! credo sia meglio smettere di sognare e tornare con i piedi per terra…

In realtà mi chiamo Eustachio Chita, conosciuto dalla mia gente come “Chitaridd”, piccolo Chita per la mia bassa statura. Supereroe della mia gente, brigante per i piemontesi, sono stato l’ultimo lucano che ha appoggiato la battaglia per la libertà della nostra terra. Sono nato nel 1862 nella mia città Matera, una realtà molto diversa da quella odierna. La mia famiglia considerata “agiata” coltivava diversi tomoli di terreno e possedeva alcune pecore. Tuttavia trascorsi un’infanzia difficile a causa del brutto rapporto con mio padre che mi portò a fuggire di casa per cercarmi un lavoro. La mia scarsa condizione economica mi portò a diventare un uomo di strada, a rubare per vivere. Mi legai alla lotta che svolgevano alcuni miei amici come Carmine Crocco e Ninco Nanco: liberare il sud dall’oppressione dei piemontesi che avevano occupato il nostro territorio. Nella nostra terra libera nessuno emigrava, avevamo la prima ferrovia, le miniere di zolfo, la prima cattedra in economia…era uno degli stati più ricchi, Napoli la città più popolosa…poi qualcosa cambiò, i Savoia sfruttarono le nostre genti fino a far cadere il nostro mondo a picco. Ogni meridionale che si rifiutava di giurare fedeltà al re veniva deportato a Fenestrelle. Si dicevano tante cose di quel posto, ci arrivavi e non ci tornavi più. Questo mi portò a battermi con tenacia per la libertà della mia terra, per tornare liberi e felici come eravamo un tempo. Rischiare la vita per i nostri ideali…fino alla morte. Sorpreso nel mio rifugio, fui ferocemente sparato dai gendarmi, che non mi diedero neanche una degna sepoltura. Il mio corpo fu trasferito a Torino dove un certo Cesare Lombroso, uno scienziato che si occupava di fisiognomica, cercò di dimostrare che c’era un legame tra le dimensioni del mio cranio e la mia “delinquenza”, così come lui la considerava. Non sono più tornato nella mia città, aspetto ancora oggi di tornare, però adesso posso guidarvi alla scoperta del mio mondo, della mia vita e delle mie tradizioni…

... dove i mali della plebe sono così antichi da disperare quasi d'ogni farmaco o d'ogni meno strazievole avvenire, là c'è il brigante...

...dove la falce della morte più miete di quel che le fonti della vita riproducono, tanto ella è insidiata da patimenti e da insanie, là c'è il brigante...

... dove i beni sono privilegio di pochissimi, e i più null'hanno, nè tetto nè capanna, nè aratro, nè indumenti, solo la grotta e fatiche da negri, là c'è il brigante... 

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Beoordelingen

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  • Barbara Eramo

    5 out of 5 rating 07-07-2016

    Ottimo lavoro, puntuale nei contenuti. Un plauso ai ragazzi, per l'impegno profuso con tanta passione.

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