Ecomuseo delle Case di Terra Villa Ficana

L'Ecomuseo Villa Ficana tutela e valorizza la memoria collettiva, la storia e le tradizioni locali.
Följ oss

Negli anni 70 il vigente Piano Regolatore prevede la demolizione delle case di Ficana, autorizzando al suo posto la costruzione di edifici pluripiano in cemento armato. Il risultato è l'abbattimento di parte di una schiera proprio per fare posto ad un moderno condominio. Anche se una parte degli abitanti originari rimane, non stupisce che molti quando possono se ne vadano attratti da abitazioni più moderne e funzionali e, soprattutto socialmente “presentabili”. Ficana è ormai declassata, le case o abbandonate, o destinate a diventare depositi di vecchi oggetti, o, nel migliore dei casi, affittate alle fasce più marginali della popolazione, come a confermare le finalità con cui più di un secolo prima era stato edificata. Così nel borgo si succedono diverse ondate di emigranti - rispecchiando la realtà socio politica dell'epoca - prima gli africani, poi i balcanici. Cambiare questa situazione non è semplice. Coscienti che la rinascita del quartiere è possibile solo se cambia la sua considerazione culturale, inizia un lungo e lento lavoro finalizzato a far rientrare le case ed il quartiere nell'immaginario collettivo della città sottolineandone le particolarità e il valore. Il primo passo è un lavoro che ha per protagonista una scuola. Nell'anno scolastico 1997/98 la Scuola Elementare Fratelli Cervi aderisce al progetto nazionale "La scuola adotta un monumento”, scegliendo proprio il quartiere di case di terra. Gli atterrati vengono studiati dai bambini, si organizzano visite, vengono coinvolti genitori e nonni, si raccolgono notizie sul quartiere e sulle case di terra della zona: alla fine il lavoro è raccolto in un libro e viene organizzata una mostra per presentare i risultati alla città. Anche l’Amministrazione Comunale acquista consapevolezza della particolarità del quartiere e nel 2002 istituisce un Comitato Scientifico - formato da esperti di livello internazionale nel settore della terra cruda, rappresentanti delle Università locali e della Soprintendenza – allo scopo di fornire le linee guida per la redazione di un Piano di Recupero. Sempre nel 2002 il FAI a Macerata dedica le sue Giornate di Primavera alle case di terra della zona del maceratese ed in particolare a Ficana. Nel 2003 la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio delle Marche, appone il vincolo ai sensi del D. Lgs. 490/99 sottolineando il valore storico dell’intero borgo. Tale intervento, che impone il rispetto di normative di tutela in genere applicate ad edifici ed oggetti artistici, è particolare, atipico ed innovativo nel suo genere, non più rivolto ad un singolo edificio ma ad un intero quartiere. “Non vengono fatte differenze tra le aree edificate, gli edifici, le aree di risulta, gli orti, la viabilità interna. Ogni elemento del quartiere trova il suo logico ed inscindibile legame con gli altri e tutti concorrono alle definizioni delle caratteristiche tipiche e originali del tessuto abitativo”. Nel 2005 è adottato il PIANO DI RECUPERO DEL QUARTIERE DI “VILLA FICANA” ADEGUATO ALLA LUCE DEL VINCOLO APPOSTO DALLA SOPRINTENDENZA E DELLE LINEE GUIDA DETTATE DAL COMITATO SCIENTIFICO. Scopo del Piano è quello di fornire una guida per i lavori di restauro al fine di mantenere le condizioni in cui il quartiere è giunto fino a noi. La stessa sensibilità verso l’architettura in terra viene finalmente dimostrata anche a livello territoriale. La Regione marche nel 2005, al fine di promuovere azioni di tutela, emana un bando volto al recupero delle case di terra cruda. Grazie a tali fondi l’Amministrazione Comunale di Macerata avvia direttamente un intervento di restauro improntato al rispetto delle tecnologie esistenti, ultimato nell’estate 2006. Il lavoro riguarda circa la metà degli atterrati (sono interessati dai lavori sia immobili di proprietà comunale sia di proprietà privata, questi ultimi, in cambio dell’esecuzione del restauro verranno utilizzati dal Comune per dieci anni) ed è un importante banco di prova per riappropriarsi di una tecnica costruttiva da tempo abbandonata. Il risultato più importante del lavoro fin qui intrapreso è però il cambiamento che finalmente avviene nella considerazione della città di Macerata verso il quartiere e le costruzioni in terra cruda. Alcuni proprietari di atterrati non restaurati decidono di intraprendere azioni di risanamento e di tornare a vivere nelle vecchie case ed oggi il quartiere è quasi totalmente riqualificato. La terra cruda non è più accomunata solo all’idea di miseria o arretratezza, ma a quella di edilizia sostenibile, risparmio di risorse o comfort abitativo.