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  1. Информация о туре
  2. Информация о туре

    Nota come “Porta dell’Angelo” per la presenza di una statua raffigurante l’arcangelo Michele nell’atto di uccidere il drago, è una delle porte del circuito murario medievale della città, posizionata a nord-est.

    Presente sicuramente nella cinta costruita tra il 1194 e il 1200 continuò ad essere in funzione anche nelle mura trecentesche e solo nella prima metà del XVI secolo, quando viene edificata la Fortezza, fu inglobata e nascosta nelle strutture medicee perdendo il suo scopo principale.

    La riorganizzazione avvenuta in epoca medicea modificò solo parzialmente l’andamento della cinta muraria ma diminuì notevolmente il numero delle porte, ridotte a quattro: San Clemente, San Lorentino, Santo Spirito e Crocifera.

    Dalle fonti scritte sappiamo che la cinta muraria edificata tra 1194 e 1200 era dotata di almeno dodici porte: nella parte settentrionale e orientale erano collocate le porte Pozoli, Stufi, San Biagio, Sant’Angelo in Archaltis (quella che si apre di fronte a noi), San Donato e Crocifera, nel settore occidentale e meridionale le porte San Clemente, San Lorentino, Lodomeri, Nuova, Burgi e San Giusto.

    Guido Tarlati, nominato vescovo nel 1312 e proclamato signore di Arezzo nel 1321, promosse un imponente programma di ampliamento e ristrutturazione della città, la cui massima espressione è rappresentata dalla costruzione di una nuova cinta urbana. In questo recinto murario dovevano essere presenti almeno undici porte di cui, in alcuni casi, è nota la data di edificazione. Oltre alle porte Santo Spirito (1319), San Pietro (1320) e Porta Buia (1321) sembrerebbero essere presenti le seguenti porte: Colcitrone nel settore orientale, Sant’Angelo in Archaltis, San Biagio, Stufi, Pozzolo, San Clemente e delle Gagliarde.

    Come detto la Porta dell’Angelo perse la sua funzione con l’edificazione della Fortezza Medicea quando lo spazio tra il nuovo Bastione della Diacciaia e il paramento della porta fu riempito di terra per realizzare il “terrapieno”, elemento fondamentale nelle fortificazioni progettate per la difesa contro l’artiglieria a polvere da sparo che, già dalla fine del 1400, aveva iniziato a diffondersi rapidamente.


    La Porta è stata riscoperta durante gli scavi archeologici svolti, tra il 1991 e il 1992, nell’ambito di lavori di restauro e recupero strutturale della Fortezza di Arezzo; lo scavo ha consentito di mettere in luce una possente torre a gola aperta con base rettangolare su cui si apre un’ampia porta con stipiti formati da elementi in arenaria squadrati e lisciati sormontati da un arco a pieno centro costruito attraverso l’impiego di cunei in arenaria.

    La porta era ornata da tre stemmi raffiguranti il giglio di Firenze, le chiavi incrociate simbolo di San Pietro e lo scudo crociato del popolo fiorentino. I due stemmi riguardanti la città di Firenze sembrerebbero essere stati inseriti nella muratura in un secondo momento. Al di sotto di tali simboli era posta, in un parziale tamponamento della luce della porta, una statua dell’arcangelo Michele nell’atto di uccidere il drago.

    All’interno alla Fortezza, durante i lavori di riqualificazione della Fortezza iniziati nel 2012, è stato identificato un altro stemma le cui misure coincidono con quelli presenti nel frontone della porta, in cui è raffigurata l'aquila imperiale simbolo anche della fazione ghibellina.

    La posizione del rinvenimento risulta piuttosto particolare poiché lo stemma è murato a terra di fronte alla soglia di accesso al Bastione della Diacciaia, rivolto verso l'alto, con il collo e la testa dell'aquila parzialmente asportate in modo meccanico. Non è escluso che sia stato collocato in quella posizione quando Firenze, guelfa, entra in possesso della Fortezza (prima metà del XIV secolo) o forse successivamente quando conquista definitivamente Arezzo (fine del XIV secolo), e che dunque la posizione del simbolo ghibellino, abbattuto e calpestato ad ogni passaggio, abbia rappresentato la volontà di umiliare il nemico sconfitto.

  3. 1 Porta dell'Angelo
  1. Информация о туре

    Nota come “Porta dell’Angelo” per la presenza di una statua raffigurante l’arcangelo Michele nell’atto di uccidere il drago, è una delle porte del circuito murario medievale della città, posizionata a nord-est.

    Presente sicuramente nella cinta costruita tra il 1194 e il 1200 continuò ad essere in funzione anche nelle mura trecentesche e solo nella prima metà del XVI secolo, quando viene edificata la Fortezza, fu inglobata e nascosta nelle strutture medicee perdendo il suo scopo principale.

    La riorganizzazione avvenuta in epoca medicea modificò solo parzialmente l’andamento della cinta muraria ma diminuì notevolmente il numero delle porte, ridotte a quattro: San Clemente, San Lorentino, Santo Spirito e Crocifera.

    Dalle fonti scritte sappiamo che la cinta muraria edificata tra 1194 e 1200 era dotata di almeno dodici porte: nella parte settentrionale e orientale erano collocate le porte Pozoli, Stufi, San Biagio, Sant’Angelo in Archaltis (quella che si apre di fronte a noi), San Donato e Crocifera, nel settore occidentale e meridionale le porte San Clemente, San Lorentino, Lodomeri, Nuova, Burgi e San Giusto.

    Guido Tarlati, nominato vescovo nel 1312 e proclamato signore di Arezzo nel 1321, promosse un imponente programma di ampliamento e ristrutturazione della città, la cui massima espressione è rappresentata dalla costruzione di una nuova cinta urbana. In questo recinto murario dovevano essere presenti almeno undici porte di cui, in alcuni casi, è nota la data di edificazione. Oltre alle porte Santo Spirito (1319), San Pietro (1320) e Porta Buia (1321) sembrerebbero essere presenti le seguenti porte: Colcitrone nel settore orientale, Sant’Angelo in Archaltis, San Biagio, Stufi, Pozzolo, San Clemente e delle Gagliarde.

    Come detto la Porta dell’Angelo perse la sua funzione con l’edificazione della Fortezza Medicea quando lo spazio tra il nuovo Bastione della Diacciaia e il paramento della porta fu riempito di terra per realizzare il “terrapieno”, elemento fondamentale nelle fortificazioni progettate per la difesa contro l’artiglieria a polvere da sparo che, già dalla fine del 1400, aveva iniziato a diffondersi rapidamente.


    La Porta è stata riscoperta durante gli scavi archeologici svolti, tra il 1991 e il 1992, nell’ambito di lavori di restauro e recupero strutturale della Fortezza di Arezzo; lo scavo ha consentito di mettere in luce una possente torre a gola aperta con base rettangolare su cui si apre un’ampia porta con stipiti formati da elementi in arenaria squadrati e lisciati sormontati da un arco a pieno centro costruito attraverso l’impiego di cunei in arenaria.

    La porta era ornata da tre stemmi raffiguranti il giglio di Firenze, le chiavi incrociate simbolo di San Pietro e lo scudo crociato del popolo fiorentino. I due stemmi riguardanti la città di Firenze sembrerebbero essere stati inseriti nella muratura in un secondo momento. Al di sotto di tali simboli era posta, in un parziale tamponamento della luce della porta, una statua dell’arcangelo Michele nell’atto di uccidere il drago.

    All’interno alla Fortezza, durante i lavori di riqualificazione della Fortezza iniziati nel 2012, è stato identificato un altro stemma le cui misure coincidono con quelli presenti nel frontone della porta, in cui è raffigurata l'aquila imperiale simbolo anche della fazione ghibellina.

    La posizione del rinvenimento risulta piuttosto particolare poiché lo stemma è murato a terra di fronte alla soglia di accesso al Bastione della Diacciaia, rivolto verso l'alto, con il collo e la testa dell'aquila parzialmente asportate in modo meccanico. Non è escluso che sia stato collocato in quella posizione quando Firenze, guelfa, entra in possesso della Fortezza (prima metà del XIV secolo) o forse successivamente quando conquista definitivamente Arezzo (fine del XIV secolo), e che dunque la posizione del simbolo ghibellino, abbattuto e calpestato ad ogni passaggio, abbia rappresentato la volontà di umiliare il nemico sconfitto.

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