音频游览 10_Bastione Medievale_it
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Posizionato a fianco dell’ingresso attuale della Fortezza, lungo il tratto di mura compreso tra il Bastione della Spina e il Bastione della Diacciaia, questo bastione è in realtà l’antiporta di accesso all’area ulteriormente fortificata della cittadella medievale, la parte sommitale in cui si trovavano i palazzi del potere e la chiesa di San Donato in Cremona, una delle più antiche presenti entro le mura della città.
Per comprendere meglio questa zona dobbiamo immaginare la città di Arezzo organizzata come un castello, con l’abitato cinto da mura e, nella parte più alta, l’area signorile difesa da un proprio muro di cinta per distinguere la zona occupata dalle abitazioni da quella in cui si trovavano i palazzi del potere, soprattutto quando, proprio all’interno di questa cortina muraria, furono costruiti il Cassero Grande, detto poi Cittadella e il Casseretto o Cassero, sua intima difesa. Queste strutture, purtroppo non più visibili, vennero edificate dai fiorentini quando Pietro Tarlati, detto Pier Saccone, dovette vendere la città al Comune di Firenze nel 1337, dieci anni dopo la morte del vescovo Guido, suo fratello.
Le caratteristiche costruttive ci permettono di datare questa costruzione al medioevo (fine XIII-XIV sec.). La muratura, spessa ca. 1,80 m, è realizzata con bozzette di arenaria squadrate e lavorate negli angolari, con muro “a scarpa” che torna verticale nella parte inferiore; della porta esterna sono ancora parzialmente visibili le guide che ne consentivano la chiusura “a ghigliottina”.
Il bastione dovette essere utilizzato anche nel periodo successivo alla costruzione della prima Fortezza Medicea (1506-1508), come testimonia la presenza di un'apertura per cannone sul lato nord, evidentemente ricavata dopo il diffondersi dell'artiglieria a polvere, ancora sconosciuta nel basso medioevo.
Non è escluso che, come in altre parti della Fortezza, i rifacimenti dell'inizio del XVI secolo abbiano sfruttato le strutture preesistenti apportando solo modifiche parziali a seconda delle esigenze. La realizzazione della cannoniera è ottenuta asportando parte della muratura medievale, poi rifoderata internamente con mattoni. Gli spazi interni al bastione, ai lati della porta, erano occupati dai soldati della guarnigione che evidentemente vi trascorrevano molto tempo, come testimonia il ritrovamento di pedine da gioco ottenute da laterizi ritagliati in forma circolare.
Procedendo verso nord, in direzione del Bastione della Diacciaia, il tratto di mura medievali è direttamente connesso a una torre medievale di forma quadrangolare, la cui funzione viene meno solo dopo la costruzione della Fortezza di Antonio da Sangallo il Giovane.
Nel lato che dà verso l’interno della fortezza si mantengono parzialmente in elevato gli stipiti della porta di accesso all’area del Cassero e la sua soglia che, con molta probabilità, identifica il piano di calpestio medievale dell’area.
Il centro della struttura dell’antiporta è caratterizzato dalla presenza di un canale di scolo delle acque che scarica verso l’esterno lasciando ipotizzare, anche in questa zona, la presenza di un fossato.
- 1 Bastione Medievale
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Posizionato a fianco dell’ingresso attuale della Fortezza, lungo il tratto di mura compreso tra il Bastione della Spina e il Bastione della Diacciaia, questo bastione è in realtà l’antiporta di accesso all’area ulteriormente fortificata della cittadella medievale, la parte sommitale in cui si trovavano i palazzi del potere e la chiesa di San Donato in Cremona, una delle più antiche presenti entro le mura della città.
Per comprendere meglio questa zona dobbiamo immaginare la città di Arezzo organizzata come un castello, con l’abitato cinto da mura e, nella parte più alta, l’area signorile difesa da un proprio muro di cinta per distinguere la zona occupata dalle abitazioni da quella in cui si trovavano i palazzi del potere, soprattutto quando, proprio all’interno di questa cortina muraria, furono costruiti il Cassero Grande, detto poi Cittadella e il Casseretto o Cassero, sua intima difesa. Queste strutture, purtroppo non più visibili, vennero edificate dai fiorentini quando Pietro Tarlati, detto Pier Saccone, dovette vendere la città al Comune di Firenze nel 1337, dieci anni dopo la morte del vescovo Guido, suo fratello.
Le caratteristiche costruttive ci permettono di datare questa costruzione al medioevo (fine XIII-XIV sec.). La muratura, spessa ca. 1,80 m, è realizzata con bozzette di arenaria squadrate e lavorate negli angolari, con muro “a scarpa” che torna verticale nella parte inferiore; della porta esterna sono ancora parzialmente visibili le guide che ne consentivano la chiusura “a ghigliottina”.
Il bastione dovette essere utilizzato anche nel periodo successivo alla costruzione della prima Fortezza Medicea (1506-1508), come testimonia la presenza di un'apertura per cannone sul lato nord, evidentemente ricavata dopo il diffondersi dell'artiglieria a polvere, ancora sconosciuta nel basso medioevo.
Non è escluso che, come in altre parti della Fortezza, i rifacimenti dell'inizio del XVI secolo abbiano sfruttato le strutture preesistenti apportando solo modifiche parziali a seconda delle esigenze. La realizzazione della cannoniera è ottenuta asportando parte della muratura medievale, poi rifoderata internamente con mattoni. Gli spazi interni al bastione, ai lati della porta, erano occupati dai soldati della guarnigione che evidentemente vi trascorrevano molto tempo, come testimonia il ritrovamento di pedine da gioco ottenute da laterizi ritagliati in forma circolare.
Procedendo verso nord, in direzione del Bastione della Diacciaia, il tratto di mura medievali è direttamente connesso a una torre medievale di forma quadrangolare, la cui funzione viene meno solo dopo la costruzione della Fortezza di Antonio da Sangallo il Giovane.
Nel lato che dà verso l’interno della fortezza si mantengono parzialmente in elevato gli stipiti della porta di accesso all’area del Cassero e la sua soglia che, con molta probabilità, identifica il piano di calpestio medievale dell’area.
Il centro della struttura dell’antiporta è caratterizzato dalla presenza di un canale di scolo delle acque che scarica verso l’esterno lasciando ipotizzare, anche in questa zona, la presenza di un fossato.
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