Audio tour Sala 10. La pastorizia
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L'attività pastorale è testimoniata fin dall'antichità ed è connessa ai tempi di transumanza estiva ed invernale, legati anche ai circuiti di scambio. Le zone maggiormente interessate erano Tivoli e gli altipiani sublacensi. Come le altre attività tradizionali anche la pastorizia ha conosciuto una drastica contrazione: negli anni Cinquanta a Roviano si contavano circa 20 pastori, mentre negli anni Ottanta erano scesi a soli 3.
L'attività del pastore è condizionata dal clima estivo o invernale: l'estate le greggi restano in montagna e il compito del pastore è fondamentalmente quello di portarle ad abbeverarsi. D'inverno le pecore vengono ricollocate nell'ovile durante la notte e, all'alba, dopo la mungitura, si portano al pascolo.
Il pastore conosce ogni capo di bestiame, quindi è in grado di gestire al meglio il gregge, anche in funzione delle necessità produttive. Per la commercializzazione della lana e per la tosatura, che avveniva in giugno, si faceva riferimento a personale specializzato che arrivava da varie zone della provincia. A mungere, invece, è lo stesso pastore.
La pastorizia era piuttosto importante, data anche la vicinanza della Valle dell’Aniene con le più rilevanti vie di transumanza. Molti oggetti esposti al Museo si legano a due momenti fondamentali della vita del pastore: la guardia al gregge e la lavorazione di prodotti, quali lana e latte. Lo sgabello, il grande ombrello, il maglio, il collare anti-lupo, “j’ armaru” sono alcuni degli elementi maggiormente rappresentativi della cultura materiale collegata a questo contesto.
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